«Io non sapevo cosa significasse la parola ’ndrangheta, per me era un concetto astruso perché non lo avevo mai toccato con mano. L’ho conosciuta nel momento in cui mio padre è stato rapito e ucciso perché si era rifiutato di pagare il pizzo». C’era silenzio tra i detenuti del carcere di Reggio Calabria mentre Deborah Cartisano raccontava la sua storia. La storia di una vittima della violenza mafiosa, la figlia del fotografo Lollo Cartisano sequestrato e ucciso negli anni Novanta a Bovalino perché si era rifiutato di sottostare al ricatto delle cosche. L’incontro, davvero speciale, si è tenuto nel carcere di Reggio Calabria. Per la prima volta alcuni reclusi hanno avuto la possibilità di ascoltare direttamente da un familiare di una vittima cosa significhi quando la ’ ndrangheta uccide, quali sofferenze provoca, quali ferite profonde lascia in chi resta. Con loro anche operatori e volontari presenti all’incontro conclusivo del laboratorio ' Se Caino aiuta Abele'. Deborah Cartisano ha ripercorso tutte le stazioni della via crucis sua e della sua famiglia. « Per anni abbiamo scritto ai sequestratori per cercare un dialogo, per fare capire loro la sofferenza che avevano creato in noi ma anche a loro stessi, per avere una segnalazione su dove fosse il corpo di mio padre. Ma non si muoveva nulla ». Poi, d’improvviso, la svolta. «Nel cuore duro di uno dei carcerieri – ha raccontato la donna – si è aperta una breccia. Ha inviato una letter in which he asked forgiveness for what he had done and pointed out places where he had been buried Aspromonte Dad. " A sign that has become a source of hope. "Today - added Deborah - I've learned that people change. The tragedy that we experienced as a family has changed but we have tried to respond by reviving dad through our social commitment. In particular, we did it in his welcoming home of children at risk, a way to make this through their lives and their difficulties. " Deborah Carter through the story of his experience, not just the victim but also of those who wanted to start a process of change nella coscienza collettiva della Locride, ha suscitato una profonda commozione che ha attraversato tutti i presenti nella sala teatro del carcere. La partecipazione dei detenuti è stata corale e sentita. Tanto che uno di loro, come segno tangibile di ringraziamento, ha voluto donare un manufatto floreale realizzato dai detenuti e ha chiesto che fosse portato sulla tomba di Lollo Cartisano. L’incontro è stato il momento conclusivo del progetto 'Se Caino aiuta Abele' promosso dal centro di servizio al volontariato dei 'Due Mari' di Reggio, e realizzato dall’ufficio di esecuzione penale esterna in collaborazione con la casa circondariale di Reggio Calabria. Il laboratorio, che ha coinvolto 20 detenuti si è sviluppato su sei incontri during which the participants, with the guidance of a group of social workers and a psychologist EPU of Reggio Calabria, were able to make a sort of "journey inside themselves," initiate a critical review of her own life, think about ways repair the damage done to society with their offense.
(article published on the future of 6.11.2008)
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